“Sillabari” è considerato da molti il capolavoro di Goffredo Parise ed è una specie di preziosa raccolta di situazioni nelle quali agiscono personaggi particolari, dal carattere ‘universale’ perché potrebbero vivere sempre ed ovunque.
“Sillabari” è considerato da molti il capolavoro di
Goffredo Parise ed è una specie di preziosa raccolta di situazioni nelle quali agiscono personaggi particolari, dal carattere ‘universale’ perché potrebbero vivere sempre ed ovunque. Sono dei
racconti brevi che procedono seguendo l’ordine alfabetico. Si inizia dalla
A di
Amore e si procede progressivamente fino alla lettera
S di
Solitudine dove Parise si è arrestato per mancanza di ispirazione perchè, come lui stesso affermò “Alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discenden...”
I “Sillabari” sono stati scritti da Goffredo Parise a partire dai primi anni ’70 ed ancora oggi risultano immediati, freschi ed efficaci nel descrivere personaggi e situazioni ispirati agli anni che vanno dal ‘40 al ‘60, di quell’Italia che doveva superare i danni morali e materiali della guerra ed era alla ricerca continua della completa rinascita.
A tale situazione ambientale lo spettacolo abbina una parte visiva molto interessante grazie alle
scene colorate di Emanuele Luzzati ispirate all'Arte pittorica del Novecento assieme ai sempre sorprendenti costumi di Santuzza Calì.
La parte musicale è di Jacqueline Perrotin con le coreografie divertenti di Alfonso De Filippis. Ma il mattatore della serata è l’inarrivabile
Paolo Poli che esibisce tutta la sua bravura di attore che lo rende uno dei nostri artisti più famosi che, ne siamo sicuri, interpreta la sua parte con la consueta grazia ed eleganza senza tralasciare la magia e le allusioni che sono parte integrante della sua recitazione.
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